STORIA E TRADIZIONE DELLO ZAFFERANO
Tracce di una relazione tra Uomo e fiori di Croco si perdono nella notte dei tempi, le più antiche citazioni Storiche risalgono agli antichi Sumeri provandone il legame ancestrale con la storia e la cultura dell’Uomo.
Tabella sintetica dell’evoluzione dell’utilizzo del Croco e dello Zafferano da parte dell’uomo per civiltà/aree geografiche e fonti informative
| Periodo Storico | Area Geografica | Usi Principali | Note Storiche / Scientifiche / Archeologiche | Fonti |
|---|---|---|---|---|
| III–II mill. a.C. | Creta, Cicladi (Santorini) | Rituale, medico, artistico | Affreschi di Akrotiri (Copertina): raccolta e uso simbolico del croco | Frontiers, 2022 |
| II mill. a.C. | Mesopotamia, Persia antica | Rituale, medico, artistico | Citazioni in testi sumerici; uso in templi e unguenti | Frontiers, 2022 |
| II–I mill. a.C. | India (epoca vedica) | Ayurveda, rituale, culinario | Uso in medicina ayurvedica; offerta sacra nei Veda | ScienceDirect, 2020 |
| VIII–I sec. a.C. | Grecia classica | Rituale, medico, artistico | Teofrasto, Ippocrate descrivono usi terapeutici e botanici | PMC, 2022 |
| I sec. a.C. – IV sec. d.C. | Impero Romano | Culinario, cosmetico, medico, simbolico | Plinio il Vecchio elogia zafferano per cibo, profumi, medicina | Springer, 2024 |
| VII–X sec. | Califfato arabo (ME, Spagna) | Medico, artistico, tintorio, culinario | Diffusione dello zafferano tramite medicina araba | ScienceDirect, 2020 |
Nel Medioevo, in Europa, la sua storia segue le rinascenti vie del commercio e del pellegrinaggio tra l’Italia, la Francia e la Spagna ferma restando la produzione nel mondo arabo custode nell’alto medioevo di questa antichissima coltura.
Lo Zafferano di Valle d'Aosta nell'Eta Moderna
Strade come la Via Francigena, che attraversa la Valle d’Aosta, e metteva in collegamento Roma con la Gallia e l’Europa nord‑occidentale, favorirono lo scambio di merci rare e preziose.
È possibile immaginare che nei castelli e nelle abbazie lungo quelle vie, lo zafferano fosse un bene raro, esotico e prezioso, usato in feste religiose, in cerimonie di corti feudali o come dono diplomatico e signorile.
La Valle d’Aosta era una tappa cruciale lungo l’itinerario. Le cronache dell’arcivescovo Sigerico di Canterbury (990 d.C.) citano località come Aosta, Saint‑Rhémy, Montjovet.
Lungo queste vie si alzavano castelli Arnad, Fénis, Verrès ( in Valle d’Aosta ) e abazie come l’abbazia di Saint Maurice ( nel Cantone Vallese ) che ospitavano non solo viaggiatori, ma anche beni preziosi. In questo contesto, lo zafferano e i suoi BULBI potevano circolare come merce rara e estremamente preziosa.
Nonostante la documentazione medievale sia scarsa, un fatto è certo: nel 1603, un atto notarile del comune di Saint-Pierre menziona esplicitamente una “saffragnye” — una zona coltivata a zafferano.
Questo documento, dimostra che la coltivazione della spezia era presente almeno dal XVII secolo, forse come eredità di una tradizione più antica, domestica o monastica.
Il Settecento porta profondi cambiamenti nella vita rurale valdostana. Le riforme sabaude e l’introduzione di nuove colture ( come le patate ) ridisegnano il paesaggio agricolo. In questo scenario, il valore dello zafferano — pianta esigente ma preziosa — resta probabilmente legato alle classi colte e a tradizioni familiari.
Non sono molte le fonti disponibili, ma fonti scritte indicano che la sua presenza si mantenne, almeno in alcune zone vocate, fino alla fine del secolo.
Nel corso dell’Ottocento, mentre l’agricoltura valdostana si modernizzava lentamente, emergono ulteriori riferimenti alla coltivazione di zafferano. Alcuni testi riportano che ancora alla fine del XIX secolo esistevano parcelle chiamate “saffragnye”, segno che la coltivazione, seppur marginale, non era del tutto scomparsa.
Nel Novecento, e in particolare dopo le guerre mondiali, lo zafferano sparisce quasi del tutto dal paesaggio agricolo valdostano. I cambiamenti sociali, la perdita di manodopera rurale e la difficoltà di vita in alta montagna fanno abbandonare molte colture tradizionali.
Bisognerà attendere il XXI secolo per vedere una rinascita consapevole di questa coltura, con l’avvio di nuove piccole-produzioni, che riscoprono e valorizzano questa antichissima tradizione.
